La pittura italiana nel XVII-XVIII sec.

Circa l'anno 1600 a Roma si formano due direzioni- caravaggismo e academismo, che decidono lo sviluppo successivo non solo della pittura italiana ma di quella europea. Caravaggio e i suoi discepoli hanno dichiarato l'appello alla realtà come il loro principio più importante, mentre i seguaci dell'academismo milanese, guidati dai fratelli Carracci, affermavano incrollabilità dei canali dell'arte classica, arrischiata con la pratica del disegno di figure.

La pittura "Incoronazione di spine" di Tommaso Salini e «Il fruttarolo» della cerchia di Бартоломео Манфреди sono esempi eminenti del caravaggismo.

L'academismo bolognese è rappresentato in raccolte del Museo dalle opere dei pittori più importanti di questa direzione – Guido Reni, Simone Cantarini, Guercino, Luca Ferrari e altri maestri.

Nell'Italia del Nord dove lo sviluppo della pittura andava la sua propria strada, lavoravano Bernardo Strozzi e Domenico Fetti.

Il Seicento nell'arte italiana di solito si chiama l'epoca del Barocco. Il romano Pietro da Cortona e napoletano Luca Giordano sono gli artisti più famosi di questa epoca. Lo stile Barocco ha dato un forte impulso per la fioritura di paesaggio, natura morta, pittura di genere.

Le tendenze innovative della pittura della soglia del Seicento – Ottocento sono espresse nel modo più vivo da Giuseppe Maria Crespi e Alessandro Magnasco.

L'ultimo periodo brillante nello sviluppo dell'arte italiana è legato a Venezia, che nel Settecento ha dato al mondo la pleiade dei pittori meravigliosi come Giambattista Tiepolo, Sebastiano Ricci, Crosato, Pittoni, Canaletto, Belotto, Francesco Guardi.

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