NATURA MORTA CON FUNGHI
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PAOLO PORPORA

NATURA MORTA CON FUNGHI

Tra il 1652 e il 1656

olio su tela

87 х 119 cm

Inv.: 2504

In passato era ritenuta opera di un pittore olandese del XVII secolo. L’attribuzione della tela a Paolo Porpora appartiene a Liebmann (verbalmente, anni 1960-1970); come analogia lo studioso cita un quadro del Musée des Beaux-Arts di Strasburgo (Natura morta italiana 1964, n. 62, p. 44, tav. 26a). Notevoli analogie con il quadro qui pubblicato presenta anche una splendida natura morta del Louvre a Parigi, dove compare la stessa raffigurazione di pernici e rane (olio su tela, 74 х 99; Porzio, Zeri 1989, pp. 896-897). Gli si avvicina inoltre un gruppo di composizioni con motivi analoghi, tra cui due piccole nature morte della collezione del Banco di Napoli (conservate nel Museo di Capodimonte, Napoli), e altre due di collezioni private (Civiltà del Seicento a Napoli 1984, p. 336, ill.). In queste opere viene rappresentato il misterioso, enigmatico mondo del sottobosco, dove tra il verde, i fiori, i sassi e i funghi strisciano serpi e saltellano ranocchi, nidificano uccelli, svolazzano farfalle; in genere, in questi quadri compaiono anche uccelli rapaci appostati per ghermire le proprie vittime. Questo tipo di natura morta si collega, attraverso l’atmosfera di tensione che si crea, all’idea della  Vanitas, e costituisce un’allegoria della «vanità delle vanità». In forma criptografica vi sono racchiusi i motivi fondamentali della vita e della morte, dell’amore, del peccato e della salvezza. Nel XVII secolo queste tematiche affascinavano sia artisti che committenti.

Nella soluzione visiva e figurativa, nel substrato simbolico del quadro si ravvisa facilmente un legame con le opere dei maestri olandesi di questo genere pittorico, Otto Marseus van Schrieck e Matthias Withoos, operanti a Roma nel periodo fra il 1652 e il 1656, quando vi soggiornò anche Paolo Porpora. A questo periodo è possibile riferire l’intero gruppo di nature morte dell’artista napoletano, che a differenza dei prototipi nordici più laconici per maniera pittorica, è caratterizzato da una fattura coloristica molto fresca e fluida. I quadri di Porpora costituiscono quindi un interessante parallelo con la tradizione della natura morta dei paesi settentrionali, e offrono una variante puramente italiana di interpretazione di un tema ampiamente rappresentato nella pittura europea del XVII secolo.

Provenienza: All’inizio del XX secolo D.I. Ščukin lo acquistò da L.G. Lukutin; dal 1918 passò al Museo di pittura occidentale antica, Mosca; dal 1928 si trova al Museo Puškin.

Mostre: 1997 Tokio-Tendo-Okazaki-Akita, cat. n. 20.

Bibliografia: Markova 1992, p. 287, ill.; Cat. Museo Puškin 1995, p. 190, ill.; Markova 2002, II, pp. 250-251, n. 220.

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