SANTA VERONICA
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GUIDO RENI

SANTA VERONICA

Fine del quarto decennio del XVII secolo

olio su rame

71 х 61,5 cm

Inv.: 4417

Sul recto in basso a sinistra si vede in bianco il numero della collezione Kušelev-Bezborodko: 16; sul verso compaiono alcuni resti di un sigillo di ceralacca (lo stampo non si è conservato).

Secondo una tradizione cristiana (Legenda Aurea [1995], LII), durante la salita al Calvario, a Cristo che avanzava stremato sotto il peso della croce si avvicinò la Veronica, che gli asciugò il sudore sul volto. Nell’iconografia tradizionale la santa è raffigurata con il lino su cui si erano impresse miracolosamente le sembianze di Cristo, la sua immagine «non dipinta da mano umana».

Raffigurazioni della Veronica con il velo in mano si incontrano piuttosto di rado nella pittura italiana. L’interesse per questo tema si accrebbe dopo il 1625, quando grazie a papa Urbano VIII il culto della santa conobbe grande diffusione.

Prima di pervenire al Museo Puškin la tela era considerata opera di anonimo. Chi scrive ha stabilito l’appartenenza del quadro al corpus delle opere di Guido Reni, identificandolo con la composizione che Cesare Malvasia menzionava, indicando che si trovava in casa del senatore Gessi a Bologna (Malvasia 1678).

L’opera è di alta qualità artistica, e può essere valutata appieno solo nel contesto della forte religiosità e della caratteristica atmosfera spirituale vissuta in Italia, e in particolare a Bologna, intorno al 1630. L’accentuazione del ruolo dell’elemento individuale nelle questioni di fede condusse in questo periodo a un incremento della richiesta di quadri di piccolo formato a soggetto religioso, destinati alla meditazione personale del dramma cristiano. Nasceva così un nuovo tipo di immagine sacra destinata alla devozione privata, in cui a Guido Reni spetta un posto determinante. Fu proprio lui a creare il tipo di «fisionomia cattolica» affermatasi nella pittura europea fino al XIX secolo. Le opere più famose fra i dipinti di questo genere sono l’Ecce homo (Louvre, Parigi, inv. n. 528), che ritrae Cristo sofferente con la corona di spine sul capo, e la Mater dolorosa della collezione Salina-Brazzetti a Bologna (Pepper 1984, p. 287, n. 188, tav. 216; p. 268, n. 140, tv. 166).

A questo gruppo di opere appartiene anche la Veronica, che a suo tempo godette di una certa notorietà. Era molto apprezzata dai contemporanei, come testimonia un’affermazione di Cesare Malvasia, che così ricorda il quadro nella biografia dell’artista: «In casa del sig. Senatore Gessi, fra l'altre, la tanto graziosa e grave insieme testa della Veronica in rame» (Malvasia 1678, ed. 1841).

Non si conoscono varianti o repliche di questa composizione. Il quadro potrebbe essere datato alla fine del quarto decennio del XVII secolo.

Provenienza: Nel XVII secolo era nella collezione del senatore Gessi a Bologna; dalla fine del XVIII secolo passò nella collezione del conte N.A. Kušelev-Bezborodko, a Pietroburgo; nel 1984 il museo l’ha acquistato da O.P. Soboleva, Mosca.

Mostre: 1997 Tokio-Tendo-Okazaki-Akita, cat. n. 8.

Bibliografia: Malvasia 1678, II (ed. 1841, II, p. 63); Markova 1990, p. 83; Markova 1992, p. 192, ill.; Cat. Museo Puškin 1995, p. 192, ill.; Markova 2002, II, pp. 265-266, n. 233.

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