BAMBINO GESÙ
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JACOPO TORRITI

BAMBINO GESÙ

Fine del XIII secolo

smalto su pietra

52,5 х 43,2 cm

Inv.: 2859

È un frammento di mosaico, a cui fin dall’inizio del XVII secolo venne conferito l’aspetto di opera da cavalletto; nel XIX secolo il mosaico venne montato entro una cornice di legno che si conserva tuttora. È notevolmente danneggiato da rifacimenti e integrazioni antiquari, eseguiti tra il XVII e il XIX secolo. Solo la figuretta del Bambino può considerarsi originaria, ad eccezione di zone periferiche della veste, e anche del frammento sotto le sue mani. Il fondo, il nimbo e la zona di colore azzurro nell’angolo sinistro in basso sono posteriori. La superficie del mosaico è sporca.

 Negli inventari della collezione del cardinal Benedetto Giustiniani, e poi di suo fratello Vincenzo Giustiniani, si indica la provenienza del frammento dalla vecchia basilica di San Pietro (Danesi Squarzina 1999). Nell’inventario del 1621 l’opera è registrata al n. 175 come «Un quadro de musaico grosso dentro a un telaro di legno con l'efflgie di nostro Signore pucto che tiene una mano sopra il mondo», mentre nell’inventario del 1638, stilato dopo la morte del cardinale, quando la collezione passò al fratello marchese Vincenzo Giustiniani, ne viene data una descrizione più ampia: «Un quadro di una mezza figura di un Christo bambino di musaico antico levate dalla & a fabrica di S. Pietro chiuso in una Cassa di legno alt. pal. 3 in circa larg. 2».

Nel Museo Rumjancev, insieme ad altri due frammenti della collezione Sevast’janov, era considerata parte della composizione della Natività e riferita all’«epoca della fioritura di questo genere artistico, il X-XI secolo». Al Museo Puškin pervenne come mosaico romano di stile bizantineggiante del ХII-ХIII secolo.

Il frammento della collezione del Museo Puškin faceva parte della composizione musiva del monumento sepolcrale di papa Bonifacio VIII, che si trovava nella vecchia basilica di San Pietro in Vaticano (Romanini 1969, р. 84). Quest’idea, espressa da Tomei (1990) ed Etingof (Etinhof 1991), è stata appoggiata dagli studiosi. In seguito Tomei ha identificato un altro frammento, raffigurante la testa della Madonna (Tomei 1996, рp. 123-131, fig. 1-2).

La tomba di papa Bonifacio VIII (24-12-1294 – 11-10-1303) venne ultimata quando il pontefice era ancora in vita, secondo un fenomeno senza precedenti; era situata sulla parete occidentale di ingresso nella vecchia basilica vaticana di San Pietro. Il progetto fu commissionato ad Arnolfo di Cambio, e la costruzione della tomba venne realizzata tra il 25 gennaio 1295 e il 6 maggio 1296. L’esecuzione della composizione a mosaico, a cui appartiene il frammento del Museo Puškin, venne affidata a Jacopo Torriti, che a quel tempo aveva già esperienza di collaborazione con Arnolfo di Cambio. L’appartenenza dell’opera a questi due celebri maestri è confermata dai documenti. La testimonianza più antica è uno schizzo ad acquerello di Domenico Tasselli da Lugo, nel suo famoso Album (Vaticano, Biblioteca Apostolica; Danesi Squarzina 1999, p. 1196, nota 10), che servì da modello per Giacomo Grimaldi. Il protonotario apostolico Grimaldi, per disposizione di papa Paolo V Borghese (1605- 1621), all’inizio del XVII secolo stilò una descrizione dettagliata della basilica vaticana e di tutto ciò che si trovava al suo interno al momento in cui vennero intrapresi i lavori di ricostruzione. Nei suoi disegni egli rappresentò il trasferimento di reliquie, altari, opere d’arte dovuto alla demolizione della vecchia basilica per lasciar spazio alla nuova fabbrica di San Pietro. Nel 1620 questi materiali vennero raccolti in un codice di disegni, Instrumenta autentica (Biblioteca Apostolica, Archivio di San Pietro, Vaticano; Grimaldi 1972, р. 44, fig. 7). Per quanto riguarda la tomba di Bonifacio VIII, fra i materiali del Grimaldi c’è un testo latino che ne riporta la descrizione e conferma che Torriti ne era l’autore: «Imaginem vero Deiparae Virginis ас sanctorum apostolorum Petri et Pauli, Petri in dextera et Pauli in sinistra, necnon Sancti Bonifatii quarti, quern princeps apostolorum offert beatae Virgini, pinxit vermiculato opere Iacobus Torriti, ut in libro picturarum in hac basilicae demolitione conficiendo clarius videre licet».

Per comprendere il progetto compositivo globale del monumento sepolcrale di papa Bonifacio VIII, andato perduto, ci è di aiuto l’analogo munumento sepolcrale eretto al cardinal Guglielmo Durando a Santa Maria sopra Minerva, che reca l’impronta dello stile di Arnolfo di Cambio (Roma nel Duecento, 1991, pp. 224-225). Il motivo centrale della composizione a mosaico era la raffigurazione della Madonna con Bambino all’interno di un clipeo; ai lati si disponevano le figure di san Pietro, che presentava il committente dell’opera, e di san Paolo. Gli studiosi hanno osservato la somiglianza del mosaico di Torriti con la composizione di Pietro Cavallini, Riquadro votivo, eseguita per Bertoldo Stefaneschi nella chiesa di Santa Maria in Trastevere (Poeschke 1983, р. 425; riprod.: Mattiae 1972, tav. XL-XLVI). A quanto sembra, entrambi gli artisti si basarono sugli stessi modelli, che avevano a quel tempo ampia diffusione.

Bonifacio VIII (che com’è noto invitò a Roma il giovane Giotto), anche per la realizzazione della propria tomba ingaggiò artisti di spicco dell’epoca, l’architetto e scultore Arnolfo di Cambio e il pittore Jacopo Torriti, uno dei maestri più celebri a Roma alla fine del XIII secolo, dotato di grande esperienza di lavoro nella tecnica del mosaico. Pur restando fedele alle tradizioni bizantine nella sua opera, tesa per molti aspetti a un’espressività plastica, egli seppe porre nuovi problemi artistici rispondenti alle finalità del tempo. Questi elementi del suo stile emergono pienamente anche nel frammento di composizione musiva della tomba di Bonifacio VIII appartenente al Museo Puškin, che può essere citato tra le opere più significative di Torriti, eseguite nell’ultimo decennio del XIII secolo. Fra esse c’è il mosaico realizzato nel 1291 nell’abside della basilica di San Giovanni in Laterano, pervenutoci con notevoli rifacimenti, come pure l’opera più nota del maestro, il mosaico dell’Incoronazione di Maria del 1295, che decora l’abside della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Subito dopo, Torriti eseguì il mosaico per la tomba di Bonifacio VIII, ultima opera documentata come appartenente al maestro. Tomei (1990) ritiene che sia esso, sia un frammento conservato al Brooklyn Museum di New York, venissero realizzati intorno al 1296 mentre l’artista lavorava alle scene della vita di Maria nell’abside di Santa Maria Maggiore, commissionategli da papa Nicola IV.

Provenienza: Si trovava a Roma presso l’antiquario Bonicho, dove nel 1863 venne acquistato da P.I. Sevast’janov; dono di Sevast’janov (Mosca) al Museo Rumjancev (inv. MPRM, n. 305); nel 1924 fu trasferito al Museo Storico; dal 1932 si trova al Museo Puškin.

Materiali d’archivio: Archivio Sevast’janov, ff. 36-37 (frammento di composizione della Natività, X-XI secolo).

Mostre: 1975 Mosca-Leningrado, Cat. 1977, III, n. 982, ill. (XIV sec., Italia ?; forse eseguita nel XIX sec. in base a modelli del XIV sec.; notizie imprecisate sulla sua provenienza); 2000 Roma, Cat., n. 80, ill.

Bibliografia: Relazione del Museo Rumjancev 1864, pp. 101-102  (qui e di seguito, mosaico del X-XI sec.); Cat. Museo Rumjancev, Sezione Antichità 1906, p. 9; Dolgov 1913, pp. 187-188; Tomei 1990, р. 129, fig. 170 (qui e di seguito, Jacopo Torriti); Etinhof 1991, рp. 34-36, 37-38 n., tav. IVb, fig. 4-6; Roma nel Duecento, 1991, p. 395 a89; Tomei 1996, pp. 128-129, 131, fig.7; Boskovits 1997, pp. 8, 15, fig 3c; Danesi Squarzina 1999, pp. 1190-1191, 1194-1195, fig. 6; Bonifacio VIII e il suo tempo, 2000, p. 140, n. 80, ill.

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